NEWS
NO CAP: il gusto del pomodoro libero dal caporalato

In Bottega è arrivata una nuova linea di sughi e passate doppiamente buona: biologica, da filiera etica e caporalato free.
Sono i prodotti NO CAP, realizzati in Italia da aziende che aderiscono al movimento di lotta al caporalato e che garantiscono agli agricoltori un prezzo giusto per i loro prodotti e ai lavoratori il pieno rispetto dei loro diritti, a partire dall’applicazione dei contratti collettivi del lavoro.
La storia di NO CAP

Nel luglio 2011 Yvan Sagnet, un giovane camerunense fresco di laurea, si trasferisce in Puglia per il periodo estivo e lì inizia a lavorare come raccoglitore di pomodori scoprendo sulla propria pelle il mondo del caporalato e dello sfruttamento del lavoro in agricoltura. Organizza così una protesta che si trasforma in sciopero duraturo contro le inumane condizioni di lavoro nell’azienda agricola. Uno sciopero che ha portato alla ribalta la condizione dei lavoratori nei campi di pomodoro (ma non solo) italiani, all’introduzione del reato di caporalato nella legislazione italiana e al primo processo in Europa sulla riduzione in schiavitù, concluso con la condanna di dodici imprenditori e caporali.
Sull’onda di questo risultato nasce nello stesso anno NO CAP, un movimento per contrastare il caporalato in agricoltura e per favorire la diffusione del rispetto dei diritti umani, sociali, e dell’ambiente. Nel 2017 la Rete Internazionale NO CAP ha deciso di strutturarsi in associazione che, di recente, ha assunto la forma giuridica di Ente per il Terzo Settore (ETS).
NO CAP è gestita da un gruppo di attivisti, volontari che mettono il bagaglio delle loro esperienze e conoscenze a disposizione dell’Associazione. Ne fanno parte professionisti di diversa formazione e competenza che operano da diverse parti d’Italia e dall’estero collaborando a distanza. Il loro contributo, in questi anni, ha permesso all’Associazione di crescere avanzando proposte e individuando soluzioni. Parte delle attività si svolge recandosi direttamente sui luoghi di lavoro per capire i problemi e dare risposte a lavoratori e imprese.
Come lavora
Ad oggi NO CAP coinvolge una ventina di aziende in Puglia, Basilicata e Sicilia e circa 100 braccianti extracomunitari selezionati principalmente all’interno di ghetti e baraccopoli delle tre regioni, sottratti alla malavita e al ricatto dei caporali. A questi ragazzi, provenienti da diverse zone dell’Africa sono stati garantiti alloggi dignitosi e contratti di lavoro regolari, spostamenti con mezzi di trasporto adeguati, dispositivi di sicurezza sul lavoro e visite mediche adeguate.
L’innovazione del progetto NO CAP sta nella capacità di saper integrare e promuovere la collaborazione tra tutti gli attori locali e gli enti che realizzano la filiera di un prodotto, dal campo fino agli scaffali dei supermercati. Il progetto rappresenta il primo esperimento in Italia basato su un sistema di tracciabilità delle filiere agroalimentari mediante l’uso di due marchi: quello denominato “NO CAP” promosso dall’Associazione e del marchio di qualità etico “IAMME”.

Il marchio NO CAP

Il marchio NO CAP, riconoscibile dal bollo che riprende la grafica dell’Associazione è stato ideato con un duplice obiettivo: valorizzare e premiare l’impegno delle aziende operano seguendo principi e valori basati sul rispetto dell’uomo e dell’ambiente, ma anche e soprattutto per sensibilizzare i consumatori e accompagnarli verso scelte etiche affinché non siano inconsapevolmente co-responsabili di un sistema di sfruttamento dei lavoratori.
Il logo è evocativo dell’azione che da tempo l’Associazione svolge contro il caporalato. Le sei mani colorate che tendono verso l’alto e che simboleggiano al contempo il lavoro dei braccianti e la richiesta di aiuto per uscire dallo sfruttamento, rappresentano ognuna l’esito della valutazione del criterio individuato dai rispettivi disciplinari. La gradualità dell’apertura delle dita di ogni mano corrisponde e al grado di soddisfacimento di cinque indicatori.
Oltre a verificare che i lavoratori ricevano la giusta retribuzione – come prevista dalla normativa sul lavoro – e che al lavoratore venga garantito un ambiente lavorativo sicuro, salubre e un adeguato servizio sanitario, viene anche controllato se l’azienda ricorre all’uso di materie derivanti da fonti sostenibili, di tecnologie che rispettino l’ambiente e minimizzino il consumo energetico da fonti fossili, riducano i rifiuti, favoriscano il ricorso ad imballaggi derivati da materiali riciclabili o facilmente biodegradabili.
Il bollino NO CAP certifica l’eticità del prodotto e non si sostituisce né intende intervenire nella legislazione corrente, ma semplicemente stabilisce un riferimento specifico relativo all’aspetto sociale, etico e ambientale di un prodotto in particolare.

