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Solari gentili con il mare

Proteggiamo la pelle, ma anche i mari. Le creme solari sono dannose per l’ambiente.

La barriera corallina rappresenta un patrimonio fondamentale per la biodiversità degli oceani e della terra e un sostegno economico per l’uomo. La maggior parte delle barriere coralline si è più che dimezzata negli ultimi anni, causando conseguenze non indifferenti sia per la fauna marina che le popola, sia per le popolazioni che vivono vicino ad esse.

La prima causa è il cambiamento climatico che con il riscaldamento delle acque e l’acidificazione dei mari e degli oceani destabilizza la simbiosi tra il polipo del corallo e le alghe unicellulari che sono la colonna portante dell’ecosistema corallino.

Ma su scala locale anche altri agenti possono danneggiare i coralli. Uno di questi sono proprio le creme solari. Secondo i primi studi sull’impatto negativo delle creme solari disperse nell’acqua, è emerso che ogni anno vengono rilasciare dalle 4 alle 6mila tonnellate di creme solari nelle aree delle barriere coralline e circa 14mila nei mari. 

Alcune delle sostanze chimiche che molte creme solari utilizzano come filtro per i raggi solari danneggiano il DNA dei coralli impedendone il normale sviluppo. I filtri chimici possono favorire lo sviluppo di virus dei coralli e quindi di stati patologici, e la combinazione di vari fattori di disturbo per l’ambiente marino stressa i coralli portandoli ad espellere le piccole alghe di cui hanno bisogno per sopravvivere. Questo processo è chiamato sbiancamento, perché lascia solo lo scheletro bianco del corallo ormai privo di vita. Circa il 25% della vita sottomarina dipende dall’habitat creato dalle barriere coralline e oltre 500 milioni di persone in tutto il mondo si affidano ad esse per cibo, turismo, occupazione: un ecosistema che vale quasi 30 miliardi di dollari. Gli eventi di sbiancamento globale, che una volta erano una rarità, si verificano sempre più spesso e con maggiore intensità. Nel 2016 abbiamo assistito al più grande sbiancamento di coralli della storia, che potrebbe verificarsi di nuovo, se non facciamo qualcosa subito. Oxybenzone, Octinoxate, Octocrylene (ingredienti attivi comuni presenti nella maggior parte dei filtri solari sul mercato) cambiano il DNA dei coralli, causando sterilità e incapacità di riprodursi. Questi elementi, depositandosi sui coralli, li inducono ad assorbire più calore, quindi la soglia di tolleranza naturale verso i cambiamenti della temperatura dell’acqua si abbassa, causando lo sbiancamento e aumentando il rischio di morte. 

Per far fronte a questo problema, alcuni paesi come le Hawaii e le isole caraibiche dal 2021 hanno vietato l’utilizzo e la vendita di creme solari nei loro territori. Ma il problema non è solo dei paesi che hanno le barriere coralline; infatti, i mari sono tutti collegati e, come per i rifiuti, ciò che entra dal Mediterraneo arriverà prima o poi nell’Oceano. 

Non metter creme solari non è chiaramente la soluzione al problema perché la protezione ai raggi UV è fondamentale per la nostra salute. La decisone non deve essere drastica, per l’estate basta scegliere delle creme solari ocean- friendly, un piccolo gesto può fare una grande differenza.

In bottega e online puoi trovare i Solari di Rimini che hanno formulato una gamma di protezioni solari certificate ICEA Eco Bio Cosmesi, con soli filtri minerali e vegetali ed estratto di Mela Cotogna biologica italiana, dallo spiccato effetto emolliente. Nessuna  crema solare bio contiene filtri chimici, parabeni e siliconi.

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